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Poesia di Mario Rapisardi
Stelle cadenti

Strisciano pe 'l sereno
Di novembre i fugaci
Bolidi: e come un'aurea
Continua pioggia di morenti faci
Riga, riga a la notte umida il seno.
Mira da la casetta
Scura il villan stupito,
E, divine ire e flebili
Mostri leggendo, con pietoso rito
Segna la fronte, e il finimondo aspetta.
Cadete, ignei frantumi,
Per l'alte ombre; cadete
Negli obliosi baratri
Quanti ancor su le menti imperio avete,
O meteore di fosche anime, o numi!
A che le ciglia inarchi,
O turba rea, che invadi
Gli altari ultimi, e traffichi
La terra e il ciel? Tu pure, ecco, già cadi,
E il purpureo con te stuol de' monarchi.
Tutti voi preme, tutti
Eterno esizio, o biechi
Mostri d'error: precipita
Forza scossa di senno; e contro a' ciechi
Adamastorri il Ver lancia i suoi flutti!
Ma generosa e chiara
Vendetta, ancor che tardi,
Ma onor di non degenere
Prole e vittoria, o del pensier gagliardi
Martiri, a voi la nova età prepara.
Venite, aurei bagliori;
Cadete, idoli orrendi:
Il sole e il Ver trionfano.
Salve, o bel sole che le cose accendi;
Salve, o Scienza, che redimi i cori!

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