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Poesia di Mario Luzi
La corriera

La corriera procede a strappi, muglia.
Chi nativo di qui ravvisa il giogo
cima per cima segue in lontanza
tutta l'azzurra cavalcata; il vento

profila i primi monti
bruciati dall'altezza,
fa livido il colore
più cenere che fiamma
che ha il querceto d'inverno
su queste terre d'altipiano,
sferza, ostacola i muli sulla tesa,
stride sui cumuli di brace. Gli altri,
chi recita il breviario a voce bassa,
chi sonnecchia, chi parla dei suoi traffici
di buoi, di lana, di granaglie e volge,
se volge, un occhio disattento al vetro.

Sediamo qui, persone nel viaggio,
smaniosi alcuni dell'arrivo, alcuni
volti tutti all'indietro, chi sospeso.
Il pecoraio mette in fila il branco,
lo stringe alle pareti del rialto,
libera il passo, la corriera avanza
e sballotta le teste e le cervici.

Chiudo e apro gli occhi sopra questo lembo
di patria, stretto contro lo schienale
ascolto questa gente, questo vento,
vivo per mediazione dei miei simili
più di quanto lo sia in carne ed ossa.


Mario Luzi rappresenta in questa poesia un pezzo disadorno della sua terra (la Toscana), un lembo di patria, come dice egli stesso: gente modesta, sballottata sulla comera che s'inerpica a fatica per la strada di montagna. Altri particolari (i muli, il pecoraio) contribuiscono a dare
concretezza all'ambiente, a suggerirci un tipo di vita e di lavoro.
Siamo fra i contadini e montanari, in quelle zone appenniniche della regione che spesso oggi si avviano allo spopolamento.

La scelta del poeta è perciò molto precisa,. per ragioni che sono civili e morali, a questa gente
egli vuoI essere vicino, di questa umanità, apparentemente da lui cosi diversa, egli sente di
far parte.