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Immemore d'ogni dolore -
Marcello Chinca -


Ebbro vorrei danzare sul confine alle mille luci neon del terminale. In un dieci di maggio trangugiare al bar un colmo bicchiere di latte, riempire anche un altro bicchiere. Esaminare i bei fiori, uno a uno che hai piantato nel bel giardino, scrutando dal tuo volto sornione lo sfarzo prezioso del trattenere una gioia infantile che irrompe, sedotto nell'alveo del tuo fiume se parli, parli sino a fare stordire. Vorrei poi passeggiare con te mano nella mano quando il sole arrossa tangente al buio arenile, con te entrare in acqua, nuotare al largo, vicini scaldarsi al sole, entrambi pensare: 'finalmente grazie a dio, ristiamo assieme'. Dirti: sei come un giglio in fiore, miracolo e candore, incarnazione rediviva di Demetra: il tuo essere senz'età immemore d'ogni dolore.