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Poesia di Luigi Fiacchi 
La neve e la montagna  

Alla montagna disse la neve:
Beato il monte, che me riceve!

quando il mio bianco noi rende adorno
scorger non l'assi molto all' intorno:
che quel suo cupo color l' attrista,
nè fa gran colpo sovra la vista.
Ma allor che il cingo di bianchi fiocchi
di ben lontano ferisce gli occhi.
Or vedi, amica, di quante lodi
qualor son teco per me tu godi.
Te or miran forse con maraviglia
occhi lontani da cento miglia:
e tra la gente, che te distingue,
suona il tuo nome su mille lingue.
Ma questa fama tutta è mio dono.
dimmi, or conosci se util ti sono?
E la montagna rispose a lei:
Oh! no, util tanto poi non mi sei.
Perch' io sia vista di' che t' adopri:
ma, ohimè! la fronte tu mi ricopri:
e chi le luci terso me gira
certo te sola, non me rimira.
Quanti di quelli che guarderanno,
quella è la neve, ripeteranno,
la neve è quella, senza far motto
della montagna, che resta sotto.
Or vedi, amica; cotante lodi
per me le vanti, ma tu le godi.

È questa favola fatta per quelli,
che mentre cercano suo bene, scaltri
apparir vogliono far bene agli altri,
e del servigio si fanno belli.