Valutazione attuale: 4 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella inattiva
 


Poesia di Luigi Fiacchi
L'asino che porta il concime


L' asino che porta il concime, quindi i fiori

nell' uman core oh come facil nasce
la vanagloria, e getta alto il germoglio!
Un uom, che appena uscito è dalle fasce
quanto ha più di stoltezza ha più d' orgoglio;
e udir già tutto il mondo si figura
ar plauso ai pregii, onde l' ornò natura.

E se alcun lo dispregia, o gli fa cosa,
che saria sua vergogna, e suo rossore,
con la sua stupidezza glorïosa
la stima lode, e ne pretende onore.
Folle! del mondo nella turba immensa
altri il deride, ed altri a lui non pensa.

Era appunto sì vano, e sì merlotto
nella sua prima etade un Asinello,
cui per suoi fatti un giorno avea condotto
Aala città vicina un villanello;
quivi sovra di lui, per l' arenose
terre ingrassar, soma di concio pose.

Or mentre il passo ei rivolgea con questo
putrido incarco alla magion nalta,
ciascun che l' incontrava, a sì molesto
fetor chiudeasi il naso, e si fuggia:
Intanto ei si credea che per omaggio
ognun largo facesse al suo passaggio.

E giunto alfine alla paterna stalla,
ov' era la sua cara genitrice,
lieto viso le mostra, e raglia, e balla,
e in linguaggio asinin così le dice:
madre, diletta madre, ah tu non sai
con quanto onor per la città passai!

vidi colà le cittadine genti,
che venir non ardiano a me vicino;
ma colme di rispetto e riverenti
ala facean da lungi al mio cammino.
Certo quassù tra noi no non si fa
cotanta riverenza al potestà.

L' asina a questo dir si sente in petto
venir tacito gaudio inusitato;
indi esternando il concepito affetto
applaude, e fa carezze al figlio amato,
e con dente amorevole si pone
dolce a fargli solletico al groppone.

Nel giorno appresso il villauel dispose
tornare alla cittade a vender fiori:
messe le ceste all' asino, e vi pose
quei, che han più grati, e più soavi odori:
v' era la rosa, la viola, e v' era
tutto ciò che ha di bello primavera.

all' apparir dell' asino fiorito
vennergli intorno cittadini a schiere;
corse di donne un numero infinito;
chi voleva odorare, e chi vedere;
la folla in somma intorno a lui sì crebbe,
ch' ei varco alfine a oltrepassar non ebbe.

lo stolido animai crcdeasi intanto
d' esser cosa mirabile, e si rara
che le genti corresser da ogni canto
sol per vederlo, e vagheggiarlo a gara:
né potendo più star per l' allegrezza,
l' irto crine scuoteva, e la cavezza.

e poiché il villanello ebbe spacciata
la sua vaga odorosa mercanzia,
e per tornarsi alla capanna usata
la sua riprese solitària via,
l' asino glorïoso, e pien di vento
correa sì lesto che parea un portento.

anzi dice la storia, eh' egli fatto
impazïente alfin delle dimore
il padron lasciò dietro un lungo tratto,
e quasi trasformato in corridore
per via volò, sì che restonne appena
l' orma del pie su la calcata arena.

Giunto alla madre, oh qual trionfo! oh quanti
plausi, disse, ho riscossi in questo giorno!
Credimi, o madre, ad ammirar miei vanti
la città corse tutta a me d' intorno:
e tra l' immensa turba spettatrice
chi potea più appressarsi era felice.

A quest' ultimi accenti era arrivatoi
Il vecchio can del contadin, che pure
era si forse anch' egli ritrovato
alle belle dell' Asino avventure,
e a lui rivolto disse: o barbagianni,
nel tuo creder così quanto t' inganni!

Tutti della città gli abitatori
fuggon dal concio, e non a te fan loco:
corron sì tutti alla beltà de' fiori,
ma non pensano a te punto né poco.
sì disse il cane da persona esperta,
e l' asino rimase a bocca aperta.