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Poesia di Luigi Fiacchi -
L' Agnello e lo Spino -



L'arte più bella, in che il dator sovrano
dei beni all' uomo è d'imitar concesso,
è di porger benefica la mano
all' infelice dalla sorte oppresso;
ma chi mercè del beneficio prende
sua natura a lui cangio, e vile il rende.

mentre in un bosco a pascere occupata
stava senza il pastor lanosa Agnella,
là dai regni dell' Austro inaspettata
giunse fremendo orribile procella;
e nell' aere imminente omai raccolte
cadean le nubi in grandine disciolte.

La Pecorella timida e smarrita
all' infuriar della tempesta rea,
tra l' orror della selva aspra e romita
senza il dove saper, quà e là correa,
confondendo talor con lo spietato
fragor de' tuoni il tremulo belato.

Or fuggendo così passò vicino,
dove sorgeva il rabbuffato aspetto
pien di foglie e di punte un vecchio Spino,
e  util facea riparo al suol soggetto;
chè dal virgulto ed intrecciato e folto
l' urto ai globi di grandine era tolto.

Ei l'Agnella chiamò: quindi cortese
le offerse asilo sotto i rami suoi.
Qui, le disse, salvar te stessa, e illese
le bianche lane conservar tu puoi.
Ella accettò l'invito; e tal ventura
dalle furie del Ciel la fe' sicura.

E allor che Iride bella in lieta faccia
serenò l' aere, e in calma lo compose,
essa cercar della perduta traccia,
e all' ovile natìo tornar dispose:
Onde mostrando il cor gentile e grato
dal buon ospite suo prese commiato.

Ma quando poi la Pecorella uscìo
fuori del troppo avviluppato ostello,
con le punte lo Spino a lei rapìo
molti bei fiocchi del lanoso vello;
così mercè del beneficio prese,
e l' usata pietà men bella rese.

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