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    Poesia di Ludovico Ariosto
    La favola della luna

    Nel tempo ch'era nuovo  il mondo ancora,
    e che inesperta era la gente prima,
    e non eran l'astuzie che sono ora;
    a piè d'un alto monte, la cui cima
    parea toccasse il cielo, un popol, quale
    non so mostrar , vivea nella valle ima ;
    che più volte osservando la ineguale
    luna, or con corna or senza, or piena or scema ,
    girar il cielo al corso naturale ;
    e credendo poter dalla suprema
    parte del monte giungervi, e vederla
    come si accresca e come in sé si prema ;
    chi con canestro, chi con sacco per la
    montagna, cominciar correre in su,
    ingordi tutti a gara di volerla.
    Vedendo poi non esser giunti più
    vicini a lei, cadeano a terra lassi,
    bramando invan d'essere rimasti giù.
    Quei ch'alti li vedean dai poggi bassi,
    credendo che toccassero la luna,
    dietro venian con frettolosi passi.
    Questo monte è la ruota di Fortuna ,
    nella cui cima il volgo ignaro pensa:
    ch'ogni quIete sia, né ve n'è alcuna.

    dalle Satire, III, 208-231

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