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Poesia di Lars Gustafsson
Il castello di Maccastorna

Il castello di Maccastorna
dalle parti di Cremona
appartiene, da tempo, alla famiglia Bevilacqua.
Gli Appennini visibili
come ombre azzurre dalle finestre a ovest
e i calabroni sopra la polenta che ingiallisce
un giorno di tarda estate quando il vento soffia.

Rondini nel vortice sopra
la torretta interna
costruita più o meno nel Duecento
da un Visconti
che invitò i suoi vicini latifondisti
a una cena che non finiva mai.
Vale a dire: finì con la loro morte
inflitta dai rapidi pugnali dei servi.

Nelle molte stanze
che oggi mai s’adoperano
qua e là qualche scuro ritratto
di qualche dama col soggolo alto
coperto adesso da ragnatele e polvere.

In queste cupe stanze
dove la giornata estiva
è solo un suon di grilli
c’è un odore buono
di vecchio vino sparso
sementi asciutte
e polvere pulita.

.
E arrivai a una piazza

E arrivai a una piazza.
Era un tramonto di settembre.
Qualche ragazzo giocava a pallone
in mezzo alla strada
e il rumore del pallone echeggiava
tra i muri alti.
Ed era una specie di casa.
E poteva essere stato
quasi qualsiasi posto.

E io calciai indugiando
indietro questo pallone.
Tra i muri echeggianti.


Lars Gustafsson,  Poesie Scelte, traduzione di Enrico Tiozzo

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