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uccelli
Poesia di Juan Ramòn Jiménez
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Viaggio definitivo -


...E me ne andrò. E resteranno gli uccelli
a cantare:
e resterà l'orto, col suo albero verde,
e col suo pozzo bianco.
Ogni sera il cielo sarà azzurro e placido:

e suoneranno, come questa sera,
le campane del campanile.
Moriranno quelli che m'amarono
e la gente si rinnoverà a ogni anno:
e in quell'angolo del mio orto fiorito e incalcinato,
il mio spirito errerà, nostalgico...
E me ne andrò: e sarò solo, senza focolare, senza albero
verde, senza pozzo bianco,
senza cielo azzurro e placido...
E resteranno gli uccelli a cantare.

 


Sono versi sussurrati a fior di labbra, lentamente, col cuore colmo di tristezza, nel pensiero della morte che giungerà inevitabilmente per strappare il poeta al suo mondo immagini care e serene.
In un mesto fantasticare egli soffre della nostalgia che amareggerà il suo spirito, quando errerà senza meta, tra i luoghi dell'infanzia e tra gente che a poco a poco, col passare del tempo, diverrà sconosciuta.
Il poeta sarà per sempre solo, separato da tutte le cose da una barriera eterna e la sua sofferenza sarà acuita, perché non saprà staccarsi con lo spirito da un mondo che fatalmente dovrà lasciare.

Viaggio definitivo - Juan Ramòn Jiménez - 

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