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Poesie di Hermann Hesse - Report On Line
Poesia di Hermann Hesse

Un altro mondo

Nel mio petto s'accende
in solitudine la gran pena del poeta,
presto sarò stanco dei canti,
poiché vedo così tetro il mondo.

La mia visione conosce un altro mondo,
dove fiori rossi stanno alla tempesta
ed una vera estate all'ardente luce.

Felici ho visto coloro che
in questo mondo fosco
ho conosciuto assai meschini. Come dei
camminavano, liberi ed orgogliosi,
e portavano corone nei loro capelli.
E vidi me andare ridendo assieme a loro
libero ed orgoglioso fra fiori rossi.

Quando appassito e morto
verrò portato nella stretta bara,
allora sentirò la gente che dice:
ora sta bene, è tornato a casa.

Senza saperlo dicono la verità.
Allora la mia brama d'amore
con braccia eterne al cuore stringerà
la vita cara, allora canterò
nuove canzoni e lotterò con le tempeste,
portando nei capelli corone ardenti,
tutto circondato da una luce sonante.

Brucia ancora nel mio petto
in solitudine la gran pena del poeta,
non so che farmene della voglia di cantare,
se vedo il mondo così offuscato.
Mentendo devo passare i giorni miei,
non devo credere né all'amore, né alla sobrietà
finché morto e con guance bianche
verrò portato nella bara.

Allora la gente dirà:
ora sta bene, è tornato a casa.

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Eine andre Welt
In meiner Brust ergliiht
Einsam ein grofses Dichterweh,
Nun bin ich bald der Lieder miìd,
Da ich die Welt so diìster seh.

Eine andre Welt kennt mein Gesicht,
Wo rote Blumen im Sturme stehn
Und ein griiner Sommer in lohem Licht.

Gliickliche hab ich dort gesehn,
Die ich hier in der triiben Welt
Elend, elend gewulit. Sie gingen
Gottlichen gleich, frei, stolz dahin
Und Kranze in ihren Locken hingen.
Und lachend mit ihnen ziehn
Sah ich mi eh, frei, stolz, unter Blumen rot.

Einmal, wenn ich verwelkt und tot
I
m engen Sarge werde getragen,
Dann hor ich die Leute sagen:
.hrn ist wohl, er ist heimgegangen.

Sie wissen's nicht und reden wahr.
)ann wird mein Liebesverlangen
Mit ewigen Armen das liebe Leben
Anns Herz driicken, dann werd ich singen
Neue Lieder und mit Stiirmen ringen,
Lodernde Kranze im Haar,
Von klingendem Lichte ganz umgeben.

Noch gluht in meiner Brust
Einsam ein grobses Dichterweh,
Weib icht, wohin mit all meiner Liederlust,
Wenn ich die Welt so verdiistert seh.
Ich mub mich durch die Tage Iugen,
An keine Liebe glauben, an kein Geniigen,
Bis ich tot und mit weifsen Wangen
Im Sarge werde getragen.

Dann werden die Leute sagen:
Ihm ist wohl, er ist heimgegangen.

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