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Poesia di Guillaume Apollinaire
Andando in cerca di granate

Tu che precedi il lungo convoglio che va al passo
Nella notte chiara
I testicoli colmi il cervello tutto pieno d'immagini nuove
Il sergente della sbobba che getta il giacchio
nel fosso costeggiato di tigli
L'anima deliziosa della più Bella mi giunge nell'odore
improvviso dei lillà già volti a sfiorire nei giardini  abbandonati.
Fantocci della Buffa tornano impolverati dalle trincee
bianche come le braccia dell'Amore.
Sogno d'averti giorno e notte fra le braccia
Odoro la tua anima che sa di lillà.
O Porte del tuo corpo
Sono nove e le ho aperte tutte
O Porte del tuo corpo
Sono nove e per me si son tutte richiuse.

Alla prima porta
La Chiara Ragione è morta.
Fu ti ricordi il primo giorno a Nizza
Il tuo occhio di sinistra scivola come una biscia
Fino al mio cuore
E ancora si riapra la porta del tuo sguardo di sinistra.

Alla seconda porta
Tutta la mia forza è morta.
Fu ti ricordi in una locanda a Cagnes
Il tuo occhio di destra palpitava come il mio cuore.
Le tue palpebre battono come batte la brezza un fiore
E ancora si riapra la porta del tuo sguardo di destra.

Alla terza porta
Ascolta batter l'aorta
E tutte le mie arterie gonfie soltanto del tuo amore
E ancora si riapra la porta del tuo orecchio di sinistra.

Alla quarta porta
Ogni primavera mi scorta
E teso l'orecchio ascolta dal bel bosco
Salire questa canzone d'amore e di nidi
Così triste per i soldati in guerra
  E ancora si riapra la porta del tuo orecchio di destra.

Alla quinta porta
E' la mia vita che a te si porta.
Fu ti ricordi in treno di ritorno da Grasse
E nell'ombra vicino vicino pian piano
La bocca tua mi diceva
Parole di dannazione così perverse e tenere
Ch'io mi domando o mia anima ferita
Come allora potei senza morire udirle
O parole così dolci così forti che quando ci penso mi
sembra di toccarle
E ancora si apra la porta della tua bocca.

Alla sesta porta
La putrida tua gravidanza o Guerra abortisca morta
Ecco tutte le primavere in fiore
Ecco le cattedrali del loro incenso
Ecco le tue ascelle col loro divino odore
E le tue lettere profumate ch'io fiuto
Per ore e ore
E ancora si riapra la porta della tua narice di sinistra.

Alla settima porta
O profumi del passato che un soffio d'aria trasporta
Effluvi salini davano sapor di mare al tuo labbro
Odore marino odor d'amore sotto le nostre finestre
moriva il mare
E l'odore degli aranci t'avvolgeva d'amore
Tutta rannicchiata fra le mie braccia
Quieta e chiotta chiotta
E ancora si riapra la porta della tua narice di destra.

All'ottava porta
Due angeli paffuti vegliano sulle rose tremanti che  sopportano
Il cielo delizioso delle tue reni elastiche
Ed eccomi armato d'una frusta fatta di raggi di luna
Gli amorini incoronati di giacinto arrivano a schiere
E ancora si riapra la porta del tuo sedere.

Alla nona porta
Bisogna che l'amore stesso ne sorta.
Vita della mia vita
Mi unisco a te per l'eternità
E attraverso l'amore perfetto e senza collera
Giungeremo nella passione pura o perversa
Come meglio si vorrà
A saper tutto a veder tutto a udire tutto
Ho rinunziato a me stesso nel segreto profondo del  tuo amore
O porta ombrosa o porta di vivo corallo
Fra le due colonne di perfezione
E ancora si riapra la porta
che le tue mani sanno così bene aprire.

Traduzione di Claudio Rendina

Leggi le Poesie di Guillaume Apollinaire  

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