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Poesia di Giuseppe Vita
La musica non è nostra

Fin dal tempo dei Romani,

per non dir anche dei Greci,

si fan sforzi sovrumani

e s'innalzano anche preci

 

per portar fino alle stelle

ciò ch'è grande nella vita

e, fra tante cose belle,

pur la musica si cita.

 

Sia la musica, poesia

e pur tutte le belle arti

splendon più di checché sia,

anche se in piccole parti.

 

Esse danno onore e gloria

a chi si dedica a loro

riportando nella Storia

i lor nomi con decoro.

 

Grand'è il cuore di chi scrive

come quel di chi compone;

non conosce le derive,

ch'è più forte di un leone.

 

Quasi fino al novecento

par che musica sia fatta

con amore e giust'accento

e per quel cui era adatta.

 

Or che siamo ben diversi,

perché abbiamo dirottato

e dal lucro siam sommersi,

facciam ciò ch'è più quotato;

 

vale a dire che non serve

fare musica per niente

quando in pentola non ferve

una somma alquanto ingente.

 

Per denaro si fa tutto

ed in musica si mette

anche ciò che sembra brutto

senza che ci si riflette.

 

E così si turlupìna

ciò che c'è di sacrosanto;

come se una grossa spina

trafiggesse il nostro canto.

 

Ora c'è pirateria

che dà oltraggio agli autori,

inquinando la lor via,

distruggendone i valori.

 

Ma, più d'ogni cosa al mondo,

è la musica che soffre;

quel che c'è di più giocondo

ora sol dolore ci offre.

 

Così pur la Musa Euterpe,

lei adesso piange e grida;

come se fosse una serpe,

par non canti, ma che strida.

 

Eppur non è cosa nostra

questa ch'è grandiosa essenza;

non c'è scienza che dimostra

la sua vera provenienza.

 

Era già nell'Universo

quando ancor non c'eravamo;

ora, che non è diverso,

siamo noi che non l'amiamo.

 

Se l'amiamo con passione,

consacriamole la vita,

senza far speculazione

e giammai venga tradita.

 

La musica non è nostra,

ma solo un dono divino

che ci sostiene e ci mostra

quanto l'Eterno è vicino.