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    Poesia di Giuseppe Vita 
    L'ora fatale

    Sovra d'un gran lapideo seggio assisa
    se ne sta Morte in arrogante posa,
    con alma placa e fronte non arrisa,

    mirandovi alla meta d'ogni cosa,
    a ciò che faccia preda per l'eterno
    di magra sorte o d'una fin penosa.

    Sul volto suo v'appare un lieve scherno
    che prender vuol del dolo dei mortali
    con le più acerbe pene dell'Inferno.

    Vedendo approssimar pe' nostri mali
    la fine di una vita sì malsana,
    levasi a ritmi tardi e pur fatali

    e poco lungi da colui s'intana
    ch'a vivere non ha che l'ultim'ore
    per rendere a giudizio l'alma nana.

    Allora del Supremo egli ha timore
    e pentesi dei mali ormai commessi,
    ma già assai tardi se ne duole il core

    e Morte accorre e fa che vita cessi.

    S. Vito 20/12/1964

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