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Poesia di Giuseppe Giusti
A chi non compra, guerra

Eh no, la guerra, in fondo,
non è cosa civile:
d'incivilire il mondo
il genio mercantile
s'è addossata la bega:
Marte ha messo bottega.!

Popoli, respirate:
e gli eroi macellari
cedano alle stoccate .
degli eroi milionari:
la spada è un'arme stanca,
scanna meglio la banca.
Bollatevi tra voi,
re, ministri e tribune;
gridate all'arme; e poi
desinando in comune,
gran proteste di stima,
e amici piu di prima.
La pace del quattrino
ci valga onore e gloria:
guerra di tavolino
facilita la storia;
oh che nobili animali,
protocolli e cambiali!
Hanno tanto gridato
sulla tratta de' negri!
Eppure era mercato!
tedeschi, state allegri:
finché la guerra tace,
ci succhierete in pace.
Ma che è questo scoppio
che introna  la marina?
Nulla: un carico d'oppio
da vendersi alla China;
è una fregata  inglese
che l'annunzia al paese.
Qui l'oppio capovolta
dritti  e filantropie!
Ma i barbari una volta,
oggi le mercanzie
migran da luogo a luogo,
bisognose di sfogo.
Strumento di conquista
fu già la guerra; adesso
è affar da computista:
vedete che progresso!
Pace a tutta la tetra:
a chi non compra, guerra.

Gli stati europei si espandono: il colonialismo uno strano modo di essere pacifisti Il Giusti è uno dei pochi poeti dell'Ottocento dai cui versi si possano trarre significative testimonianze storiche: egli nutriva infatti un profondo interesse per la realtà del suo tempo, e sapeva coglierne la sostanza con chiarezza, e metterne in luce con ironia gli aspetti più negativi. Qui parla della fitta rete di interessi economici che dall'Europa si estende al resto del mondo, ostacolando le libere scelte dei popoli.

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