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Poesie di Giuseppe Giusti - parlamento
Poesia di Giuseppe Giusti

Il deputato

Rosina, un deputato
non preme una saetta
che s'intenda di Stato:
se legge una gazzetta
e se la tiene a mente
è un Licurgo eccellente.
Non importa neppure
che sappia di finanza:
di queste seccature
sa il nome e gliene avanza;
e se non sa di legge,
sappi che la corregge.
Ma più bravo che mai
va detto, a senso mio,
se nè pubblici guai,
lasciando fare a Dio,
si sbirba la tornata
a un tanto la calata.
Che asino, Rosina,
che asino è colui
che s'alza la mattina
pensando al bene altrui!
Il mio signor Mestesso,
è il prossimo d'adesso.
L'onore è un trabocchetto
saltato dal più scaltro;
la patria, un poderetto
da sfruttare e nient'altro;
la libertà si prende,
non si rende, o si vende.
L'armi sono un pretesto
per urlar di qualcosa;
l'Italia è come un testo
tirato sulla chiosa
e de' Bianchi e de' Neri,
come Dante Alighieri.
Rispetto all'eguaglianza,
superbi tutti e matti:
quanto alla fratellanza,
beati i cani e i gatti:
senti che patti belli
che ti fanno i fratelli?
Fratelli, ma perdio
intendo che il fratello
la pensi a modo mio;
altrimenti, al macello.
A detta di Caino,
Abele era codino.

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