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Poesie di Giovanni Prati
Poesia di Giovanni Prati 
Tra veglia e sonno

Un verno a notte bruna
mentre nell'erma stanza
d'Usca inducea la luna
un pallido chiaror,
cantò questa romanza
il reduce Gildorl.

«Senti diletta mia,
la mezzanotte appressa;
io gelo sulla via,
e tu non vieni ancor:
compi la tua promessa;
vieni, mio dolce amor.


Eccoti il lino bianco,
segnaI della tua fede;
mirami cinta al fianco
la ciarpa tricolor;
vieni, nessun ti vede,
angelo del mio cor.

Mio bel tesor, calcai 
sabbie infuocate e nevi;
un oceàn varcai 
per te, mio bel tesor;
per me varcar tu devi .
solo un vial di fior.

Tu mi dicesti un giorno, 
con lacrime dirotte:
«Quando farai ritorno,
chiamami, o mio Gildor,
chiamami a mezzanotte, .
ti volerò sul cor.»

Senti, diletta mia,
la mezzanotte appressa;
io gelo sulla via,
e tu non vieni ancor;
compi la tua promessa,
vieni, mio dolce amor.

Soldato e trovatore,
piti bello ho salutato
ma te recando in core,
 fu mio secondo amor
la spada del soldato
e il suon del trovator.

Che fai, diletta mia?
Quell'ora è già suonata.
 lo gelo sulla via,
e tu non vieni ancor ...
Ti sei di me scordata;
addio, mio dolce amor.

Soldato e trovatore,
 le belle ho ricusato ;
or senza te nel core,
sarà mio solo amor
la spada del soldato
e il suon del trovator.»

 E dileguò. Svegliata
Usca, sul far del giorno,
disse d'aver sognata
la voce di Gildor;
e aspetta il suo rit9rno
 la poveretta ancor.

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