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Cari amici, sono stato assente per qualche tempo dal web e da questo sito.



Dovete sapere che in tutto questo periodo, ho sospeso la mia produzione pittorica, volgendo tutta la mia attenzione ed il mio impegno a terminare un poema che è ancora privo di titolo, e che ho indicato genericamente e provvisoriamente "il poema del terzo millennio".

Ho iniziato a comporlo circa tre anni fa, dedicandogli i ritagli di tempo.

Mi , rendevo conto però che dovevo dare un abbrivio per portare a termine il mio poema che riguarda un immaginario viaggio nell'aldilà, utile per gli uomini di buona volontà.

Ora, l'ho riposto nel cassetto e non so se farlo stagionare come un buon vino o darlo alle stampe.

Ad ogni buon conto,qualunque sarà la mia decisione, propongo, ai lettori di questo sito, la presentazione del poema.


Buona lettura

 





Il poema del terzo millennio -
di Giovanni Lo Curto -
Una storia va iniziata con un quando e un dove

ed esti van coniugati con un perchè e un come.

Scrivendo, sovente, lo poeta si lascia trascinare

e sua mente, libera da limiti la penna fa volare,

ma può rimaner avvolto da ricordi già lontani

e fantasia lo porta a postular dei nuovi arcani.

In esto far, non sol l'inchiostro deve adoperare,

ma anco lo bianco fra le righe ha da utilizzare,

che intento dell'artista è porlo qual campanello,

che al suonar, fa divenir simbiotico 'l cervello

e lo lettor entra nell'insolito modo d'osservare,

lo bianco, nel contesto, quel che può significare.


Con mano, vi porto alla primavera del quarantasei,

in un quartier ad est di Roma, ove, i genitori miei,

iniziaron, con gioia e amor a metter su famiglia;

deinde, lo mio poetar trotterà a sciolta briglia,

fra ricordi di bei tempi, trascorsi negli affanni,

per gioia dello vivere e incurante di aver danni,

chè altrui egoismi e indifferenze, m'han segnato

e mie spalle, lungamente lo peso han sopportato.

Tre anni, per chiuder l'opera, mi sono occorsi

e in tal frangente molti pensier avea sommersi,

ma ritornavan con forza a solleticar la mente,

e quest'andirivieni m'ha spossato duramente.


Alfin, su mia poltrona nel gustar un tepor garbato,

le mie man stringean lo scritto ch'avea terminato;

e come zucca vuota, che senz'acqua riman leggera,

mio fumante e incanutito capo parea qual chimera.

Oh! Notte di mezza estate; notte chiara e silente,

avvolgimi per ritemprarmi nel cuor e nella mente,

vinti dal cimento in cui l'ho pienamente immersi,

scrivendo su incolpevoli fogli un'allegoria di versi.

Vedea danzar goffe sembianze d'un orribil mostro

ma repente m'avvidi ch'era solamente inchiostro

che, per comporre lo poema, a fiumi avea versato

su candidi fogli, che mia penna avea martirizzato.


E presi, inver, a scriver di malefatte a tutto tondo,

come uom ch'osserva da balcon che dà sul mondo.

Allor, lo poetar, rapì mia mente, un pò per gioco,

ma, pian piano, m'avvolse, tal qual cocente fuoco.

Sentiami, sorbendo del caffè fumante, rigenerare

e mia cervice di buona lena, riprese lo suo andare.

Così, aprendo la finestra sul mio d'ier cammino,

ho speme di palpar di mia futura vita lo destino.

Tracciai, su tormentati fogli, gli ultimi trent'anni

e oltre con lo pensier presi a rimembrar gli affanni,

di mia acerba vita, dovuti a sconfitte e sofferenze,

che l'umana specie accresce, con sue malevolenze.


Somatizzai sconfitte, maldicenze, paure e illusioni

e dei malgoverni, gl'intrighi e le malversazioni.

Già da infante, avea lo gran desio di riscontrare

nel conoscente, nel vicino e pur anco nel talare,

l'amore verso lo mio prossimo e la riconoscenza,

doni dei genitor, uniti a fede, carità e speranza;

e come sul selciato, ruota di carro face rumore,

così mio animo, delle pene, emettea lo stridore,

tal qual lo mio simile, quando vien smembrato,

dal reo potente avendolo dei ben, depauperato.

Siffatto malagire avea stimolato lo mio cervello,

imperocchè, far rifletter sul quia, mi parea bello.


Miei versi, preser a scorrer in vernacolo romano

pur vi frammisi talune poesie scritte in italiano;

deinde, mi trovai a macerar interna contrizione,

che rapisce le genti che desian ritornare buone,

stracco di sprazzi di vita trascorsi quasi a caso,

fra brame e intendimenti che m'aveano pervaso,

a vagar nei mari tempestosi di Venere e di Bacco,

finchè pacata riflessione, ha dato lor lo smacco.

Adunque, perseguii con calor etico lo mio lavoro

e lo restante tempo applicai a tirar su, beati loro,

i cinque figli che lo buon Signor m'avea donato,

sperando ch'elli, col mio far avrei ben meritato;


Se lo sorbir ambrosia fa acquisir più conoscenza,

esta non ha dimora, se al pasteggio non si pensa;

D'ausilio fu mia penna, nello narrar gli eventi,

ma se lo lettor ha capo chino e orbo negl'intenti,

che non coltiva desii e non vuol ricercar lo vero,

può limitarsi a legger le parol scritte sol in nero;

mentre, la vera conoscenza in ello potrà entrare,

quando fra rigo e rigo, lo bianco saprà spogliare

per far come cuoco che, in cucina pregna d'odori,

non sente necessità di gustarne avante li sapori,

frammezzo lo scegliere e lo dosar nel preparare,

chè tutta sua scienza, con arte pone nel cucinare.


Fatte, dunque, su altalenanti azion le riflessioni,

elle saranno spunto per dar serene indicazioni,

sul meraviglioso mio viaggio, nell'altro regno;

che ai miei lettor, io propongo, sebben indegno.

Sapran allor cosa puotesi pensare, dire e fare,

onde frenar lo mal interno e farlo sol guatare;

e tal qual bimbo inizia i primi passi di sua vita,

e poi procede sicuro nella maniera più spedita,

lo mio lettor, rima su rima, potrà far assaggio,

per entrare veramente, all'interno del viaggio

e capir, pria del suo transitare a miglior vita,

se l'alma have salvata o altrimenti, condannata.



























Spiegazione:

Postular=presupporre per veri;

cimento=impegno;

apparir chimera=sembrare senza fondamento, senza appoggio;

mia spenta testa=mia testa svuotata;

repente=subito, rapidamente;

riprese a macinare= cominciò a reagire;

contrizione= ravvedimento dello spirito;

imperocchè=in quanto che;

Ambrosia=veniva indicata nell'antica Grecia come nettare degli dei;

al pasteggio=alla degustazione, ben assaporare;

ha capo chino=si ritiene sconfitto, perso;

lo bianco saprà spogliare=metafora ad indicare voglia di aprirsi alla conoscenza;

avante=prima;

nell'altro regno= nel mondo dell'aldilà;

e farlo sol guatare=renderlo inoffensivo;

far assaggio=predisporsi;

pria del suo transitare a miglior vita= prima del suo morire;



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