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Poesia di Giosué Carducci
Il poeta

Il poeta, o vulgo sciocco,
Un pitocco
Non è già, che a l'altrui mensa
Via con lazzi turpi e matti
Porta i piatti
Ed il pan ruba in dispensa.
E né meno è un perdigiorno
Che va intorno
Dando il capo ne' cantoni,
E co 'l naso sempre a l'aria
Gli occhi svaria
Dietro gli angeli e i rondoni.
E né meno è un giardiniero
Che il sentiero
De la vita co 'l letame
Utilizza, e cavolfiori
Pe' signori
E viole ha per le dame.

Il poeta è un grande artiere,
Il poeta è un grande artiere,
Che al mestiere
Fece i muscoli d'acciaio:
Capo ha fier, collo robusto,
Nudo il busto,
Duro il braccio, e l'occhio gaio.
Non a pena l'augel pia
E giulia
Ride l'alba a .la collina,
Ei co 'l mantice ridesta
Fiamma e festa
E lavor ne la fucina;
E la fiamma guizza e brilla
E sfavilla
E rosseggia balda audace,
E poi sibila e poi rugge
E poi fugge
Scoppiettando da la brace.
Che sia ciò, non lo so io;
Lo sa Dio
Che sorride al grande artiero.
Ne le fiamme così ardenti
Gli elementi
De l'amore e del pensiero
Egli gitta, e le memorie
E le glorie
De' suoi padri e di sua gente.
Il passato e l'avvenire
A fluire
Va nel masso incandescente.
Ei l'afferra, e poi del maglio
co 'l travaglio
Ei lo doma su l'incude.
Picchia e canta. Il sole ascende,
E risplende
Su la fronte e I'opra rude.
Picchia. E per la libertade
Ecco spade,
Ecco scudi di fortezza:
Ecco serti di vittoria
Per la gloria,
E diademi a la bellezza.
Picchia. Ed ecco istoriati
A i penati
Tabernacoli ed al rito:
Ecco tripodi ed altari,
Ecco rari
Fregi e vasi pe 'l convito.
Per sé il pover manuale
Fa uno strale
D'oro, e il lancia contro 'l sole;
Guarda come in alto ascenda
E risplenda,
Guarda e gode, e più non vuole.

Carducci, reputa che le lettere debbano essere utili all'educazione nazionale e all'umanità, e l'arte sana, onesta, vigorosa, animata da spiriti generosi, dignitosa, informata ad ideali di nobiltà.. Tale concezione, che si traduce in liriche di vario argomento nell'opera sua, il poeta esprime chiaramente nella poesia «Congedo» con cui chiude le «Rime nuove», e che è stato intitolato «Il poeta» in quanto vi si esprime quale questi debba essere. Il poeta - avverte il Carducci nelle prime tre strofe che non riportiamo - non è un parassita, un perdigiorno Io uno sfruttatore che si serve dell'arte per fini egoistici: è egli un instancabile lavoratore, è un grande artiere, un artefice nobile e ispirato.

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