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albero di natale rid
Poesia di Gioachino Belli
Er primo descemmre
Il primo dicembre


Chiuso appena l'apparto teatrale
stanotte la Madonna entra in ner mese:
e ffra cquinisci ggiomi pe le cchiese
principia la novena de Natale.

E ddoppo, ammalappéna se sò intese
le pifere a ffinì la pastorale2,
riecco3 le commedie e 'r Carnovale:
e accusì sse va avanti a sto paese.

Poi Quaresima: poi Pasqua dell' Ova:
e, ccom' è tterminato l' ottavario,
aricomincia la commedia nova.

Pijjna inzomma er libbretto der lunario,
e vvedi l'anno scompartito approva
tra ppurcinella e Iddio senza divario.

Der medemo

Roma, 1° dicembre 1832


Nell'anno 1832, il primo giorno dell'avvento cadde nella domenica 2 dicembre, e nella sera del precedente sabato fu l'ultima recita teatrale.
Si allude 
ai notissimi Piferari, che vengono dagli Abruzzi ogni anno a suonare le cennamelle e cantarvi sù parole inintelligibili. 

La concezione ciclica del tempo, nella sua eterna e immodificabile ripetività, trova in questo sonetto,che a me pare tra i fondamentali dell'intero corpus, una definitiva affermazione: fra il tempo liturgico e quello profano è possibile e anzi necessaria una convivenza, una complementarietà. Ma qui c'è altro ancora: c'è l'intuizione abissale e sconvolgente (giacché sconvolge qualsiasi interpretazione finalistica dell' essere umano) che Pulcinella e Dio, la Maschera e il Volto, la festa e la penitenza, l'eros e la sua sublimazione, la libido e il superio, l'istinto e la coscienza. non possono fare l'uno a meno dell'altra.

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