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solitudine
Il grande desiderio  

di Gibran Kahlil 

Qui siedo, tra mio fratello, il monte, e mia sorella, la vastità marIna, Noi tre siamo un solo essere in solitudine, e l'amore che ci lega e ci unisce è profondo e forte e strano. Si, è più profondo delle profondità di mia sorella, più forte delle forze di mio fratello, e più strano delle stranezze della mia follia.
Secoli ed epoche sono passati da quando la prima incerta alba ci rese visibili l'uno all'altro; e pur avendo noi visto nascita e pienezza e morte di molti mondi, siamo ancora giovani-e ardenti,
Giovani e ardenti, dunque, eppure senza compagnia e invisitati; e senza conforto, benché restiamo in un semiabbraccio mai sciolto,
E quale conforto può esserci per un desiderio controllato e una passione inconsumata? Da dove arriverà il fiammeggiante dio a riscaldare il letto di mia sorella?
E quale impetuosa freschezza placherà il fuoco di mio fratello? E qual è la donna che dominerà il mio cuore?
Nella quiete della notte mia sorella sussurra nel sonno il nome sconosciuto del dio di fuoco, e mio fratello chiama in lontananza la dea fresca e distante.
Ma chi invoco io nel sonno, non so dire.
Qui siedo, tra mio fratello, il monte, e mia sorella, la vastità marina. Noi tre siamo un solo essere in solitudine, e l'amore che ci lega e ci unisce è profondo e forte e strano.

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