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quercia
Poesia di Giacomo Leopardi
Alla Natura

II
Concetto dell'idillio secondo

Sempre adorata mia solinga sponda

Deh perché agli occhi miei furi la vista
Dell’incantevole e magico effetto
Che Natura concede alle creature.
Alle creature si, ma non a tutte…
Ahi a me madrigna, spietata madre!
Dimmi il perché di tal misura e peso.
Qual sfregio mai ti feci, il perché dimmi?
Da l’alveo materno me traesti
Forse a scherno e ludibrio de’ mortali?
Mortal pur io, non (sono) a lor secondo,
Né merto pena tal. Benedicesti
Pure la terra di cui me plasmasti…
Forse de la tua diva luce un raggio
Non balenò ne la fronte per cui
Mi festi a te simile? e lo tuo spirto 
Sentii in me, in me sentii esultar le ossa? 

Opra delle tue mani son dunque io,
Nè disdegnar me puoi, qual belva i nati.
È vero: larga mi fosti di doni,
Di quanti doni ingegno adunar puote.
Sitibondo qual cervo all' onda corsi,
Premei le tue vestigia, nè arrestai ...
Perchè poi maggiori beni negarmi
E dei mortali farmi, ahi spietata
Il più meschino, e dei mali spezzarmi
Sul capo di Pandora il fatal vaso!
Tu ridesti forse della mia sorte
Ridi pur, n'hai ben d'onde: oh gran prodezza!
Ridi dell'opta tua! Perdona o Matre:
È il dolore che parla, non parlo io ...
Son opra tua pur io: nè mi fa credere
Che me tu lascierai fra tante pene.

 Da "Argomenti e abbozzi di poesie"

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