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Rime di Gaspara Stampa
S’una vera e rarissima umiltate


CLXV
S’una vera e rarissima umiltate,
una fé più che marmo e scoglio salda,
una fiamma ch’abbrucia, non pur scalda,
un non curar de la sua libertate,
un, per piacer a le due luci amate,
aver l’alma al morir ardita e balda,
un liquefarsi come neve in falda
mertan per tempo omai trovar pietate.
io devrei pur sperar d’aprir lo scoglio,
ch’intorno al core ha il mio signor sì sodo,
ch’altrui pregare o strazio anco non franse.
Ed io ne prego ardente, come soglio,
Amor e lui, che m’hanno stretto il nodo,
e san quanto per me si piange e pianse.

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