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Racconto di Gabriele -
Festa farina  e  forca -


Tanto,   lui non le scampa a nessuno le sue  forche caudine.  A  caso soggiogato e invalido porto a casa,  io un surrogato  del  sotto messo fantasma nel  prostrarmi chino  porto il corpo a mostrare bene le terga,  lo  devo a ringrazio per essere il  bastonato sazio  di dolore    a  strazio.  Drogati! per strada siamo amici di corpo spellati  di dolore nel vivere emozioni... disgraziate.   Ma,   tu amico lo fai a pagamento? Ooh Dio !  com'è  vera, Si! sono quelli delle discoteche che si divertono,  per incazzarsi o divertirsi?   La certezza c'è,  di essere  in molti inutili insoluti  gli  insoliti colti da manie di grandezza tua  è  la banda degli ingratitudinari  soliti piccoli  piccoli davanti al destino.  E' un continuo scontrino nell'anima  di sentimenti percossi dal vivere in uno scontro sociale,  rinchiusi  stufi,  nella fiscale realtà della vita.  E'  tutto un lotto il gioco dell'esistenza  si vince la vita,  se si è in  cielo sarà un miracolo vero! Signore.  Dopo la festa, farina e forca  nessun dorma  quando  lui è  a  riposare arriva  la riscossa concessa  per vivere  a lungo decimato dal male.  Per      risolverlo   ora  perquoterlo   adesso ucciderlo  occorre per  la  sopravvivenza mia.