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Poeti Emergenti -
Poesia di Gabriele -
Tenebra  disgrazia


Eeh la vita và! Una barca è che dispone le vele
per fuggire in mare aperto affida il suo destino
al primo vento di passaggio nell'aria ch' attraversa
questo mondo grave dove, tale son le cose belle
così quanto proporzionandole con le cose brutte.
Intraviste esplorando all'infinito l'etere di vetro
dipinto dal raggio di sole della stanza grigia
della casa mia. Ancora, gli occhi son lì!
Qui io dove rivo il pianto prigioniero nero
incazzato dagli eventi proposti negativi.
Non posso mantenerti più "In" cuore
della vita mia, io sono un fungo!
Eeh, nell'essere tale non fingo
per pochi brividi d'amore
le emozioni belle da amare.
Non sono un avaro vampiro
strenuo parassita disabile
in questa società da tutti
scalcagnato nel male fisico
ricambiato con il male morale
svenato, son pesato specifico inutile.
Eeh non voglio essere in privato
mantenuto da una persona ex cara
che perseguita il mio, fantastico, vivere
a discapito della necessaria tranquillità.
Più non dà, perennemente chiede e, con
il cuore arido pensa solo a se stesso.
Come vedi anche per te cara amata anima
mia, non posso tenerti come un'animale
per la mia natura ormai poco socievole
a lavorare per la vita doppia dopata dal
ciclope parkinson che m'opprime il corpo
giorno dopo giorno tenebra disgrazia e
offende il futuro.
Non posso tentare alcunché nell'accennato
presente perché con la luce, alle spalle del sole
senza vento l'ombra mia ondeggia orribile,
tal un mare tempestoso.
Maestoso alzo le mani al cielo per invocare con
l'unica preghiera lirico i ricordi custoditi nella
memoria non dimenticata per la Madonna!
La madre di tutti noi, con il Padre nostro litanìa
in sottofondo celestiale par un suono sbucar
dal silenzio tombale d'un sibilio di tromba ch'opera
sinfonia con ritornelli argentini di cinguettii d'usignoli
ed altri uccelli dorati all'abbeverata
lungo le rive sotto il ponte della nora
che nitido, io ascolto per arrivar lassù in cielo.