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    Poeti Emergenti
    Poesia di Gabriele 
    Sincerità

    Sincerità! A mio parer ti dico
    che costa molto… la vita umana che è
    una favola presa in giro alla vecchiaia
    per morire alla spicciolata giorno dopo
    giorno, con le scarpe rotte, non si arriva
    alla sera, perseguitati all'ombra della morte.
    I passi lenti sono dei disabili internati
    nel club degli internauti spaziali, disgraziati
    sopravvivono, navigando lasciano nei blog
    le orme del loro passaggio con le maledette
    poesie cercano solidarietà scocciando nel
    chattare altri che nascosti dietro i nomignoli
    son gnomi alla ventura che cercano l'azzurro
    nella calza della befana che raccoglie nel
    mistero dell'amore facile si fermano in ogni
    porto di pace dove c'è emozione.
    Nell'equazione della vita la mente strilla
    senza un motivo per vivere si esce matti,
    senza la morte non s'apprezza mai il suo valore,
    se nel vivere sempre non si trae mai le conclusioni
    su quanto è bello il vissuto di una vita.
    Passa anche da me, così mi uccidi! Non sono razzista.
    Sono solo un piazzista che strilla per vivere, accontentato
    dalla vecchiaia al guado con l'età, ai margini della vita.
    Per strada, sono "Mostro" nel mio incurabile male
    quando, tutti con un cenno salutano e scappano via.
    Nel vedermi davanti allo specchio anche io lo farei,
    perché rifiuto la mia immagine interiore sporca
    dalla miseria d'un vissuto rovinato dall'altro che, vive e
    vegeta, da troppi anni s'impone nella mia realtà.
    Questa è una società che per abitudine, se ne
    frega degli altri e, è difficile trovare una collocazione,
    stabile, per me disabile contaminato dalla voglia di vivere
    che sopporto tutto nell'eventualità d'una resurrezione
    mai vista, con il morire sarà bello! Per capire il valore della vita.
    Non sono analfabeta, eeh che non trovo le parole…
    cocciute sono ottuse, come il mio carattere chiuso, per
    timidezza non passa nulla! Nessuna voce scandita al
    telefono quando ti chiamo se esci per lavorare e
    t'importuno, se vai a fare la spesa, per dire di ritornare:
    perché, nel sentirmi male, io ti voglio accanto a me!
    Anche senza stare a parlare, mi basta guardarti quando
    spontanea nel cinguettar t'involi per qualche fantasia
    sognante, fantastica femmina sei nel sorridere contenta
    alla natura.
    Gentil nel volto ti mostri, eeh nascondi così bene la tristezza
    quotidiana, malgrado tutti i guai che arrivano alla spicciolata
    dalla vecchiaia anticipata dalla disabilità sulla pelle mia che
    amaramente sopporta anche la famiglia.
    Disgraziato!
    non sò se dirlo a me che sono incapace di porre autorevolmente
    un fine a questa storia con il suicidio, o a te parkinson che deridi
    la mia voglia di vivere e, fai soffrire in un letargo la vita promessa,
    ch'aspetta di morire in diretta.

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