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Poeti Emergenti -
Poesia di Gabriele -
Pan ond e sal


Nel millenovecentosessantaquattro miseramente
impastato nella melma angustiato dalla fame
talvolta sul tavolo si mangiava sulla variabile
pietra serena la polenta pulita e rivoltata…
a pranzo sulla spianatora di legno dove caldo
raffreddava lento, entro le mura di casa mia.
Un magma lunare raccolto per un fritto
rifritto con cipolla a cena con il panecotto.
Il lavoro d'un bimbo a sette anni era la sua festa
obbedire con l'aureola in testa In quella casa a
merenda per caso insieme cresceva un bimbo a,
"pan ond e sal" (Pane con olio di semi e sale)
se si lavorava aiutando il padre con un muratore
al solido muro di mattoni. Ooh Signore allora
c'era in un incanto di magia la voglia oggi, s'arranca
d'intrighi per il lavoro sparito con i suoi giochi
nella triste realtà.
Un recupero d'argilla son composti con calce è
una cosa quadrata seccata alla penombra sembra
una stanza, quella casa degli stulini decotto
d'amore con il calore della fornace che smaltiva
la seconda scelta pagata a cambiali.
Il mezzo sabato e la domenica, con la fede
la cucina in quella stanza anche era sala da
pranzo e camere da letto alle diverse ore
del giorno luogo di vita della mia famiglia.
Per lavare, bere e cucinare l'acqua del
profondo pozzo era buono per sognare chissà!
Un gabinetto.