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Poeti Emergenti
Poesia di Gabriele (Giampiero iezzi) -
Ora...

Nel mio silenzio quotidiano solitario…
M'arrangio come posso esploro il mondo interiore per capire
il perché sopravvivo a me stesso se confuso da una vita fregato
nel male incurabile svendo la mia insignificante esistenza spesa
da molto con un'ospite dato dal destino e, non gradito
s'intrattiene nel corpo mio. Parkinson.
Signore per lui io sono maledetto in famiglia…Mai!
Con certi ospiti ho penato ma, questo di adesso per di
più in corpo è un'osso ostico troppo duro da digerire.
Come vuole mi rigira con i suoi dolori a destra e a manca
si muove m'inportuna nel tremore mi rovina.
Per finta è un vivere o per sentito dire io che già non
sono ben visto in famiglia per il carattere ombroso, nel
difficile silenzio per loro io sono cattivo da sopportare,
nell'essere marito e padre a modo mio.
Ora con moglie e figli maturi io mi ritrovo invalido alla
vecchiaia che rileva tutta la mia giovinezza in verde età
precoce quarantenne con la dannata malattia imposta
loro vogliono rieducarmi con l'oppressione del silenzio al
vivere civile.
Signore!
Tu lo sai che da uno a dieci è undici la mia sopportazione.
Dimmi, cosa devo fare per non arrivare ai gesti estremi…
Io desidero, un po' di tranquillità nell'attesa della tua venuta.
Se è lunga, io non voglio subire le sevizie morali molto
particolari prese a orario come i medicinali perché le loro
attenzioni corrompono la logica della mia mente che corrodono
la carne peggio delle coltellate.