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Poeti Emergenti -
Poesia di Gabriele -

Come il parkinson

Come è aberrante, Cristo!
Le alluvioni, i maremoti, i terremoti
quest'anno numerosi e importanti
sulla terra par'è il susseguirsi delle
disgrazie nel corpo mio che dal dì a sera
passando su vien meno con poco recide
costantemente la forza della salute.
Dall'inizio dell'anno ci sono le prove
forse generali d'un cataclisma terrestre.
Come il parkinson in me incide la carne
nel sonno leggero della mattina poi,
con il dolore ogni volta tosto s'esprime
esponenziale in punti diversi lacerando
l'attesa…. Vana è!
Ci si contorce il tempo che chiede al cielo:
Ne son troppi succeduti anche se la
mente umana non vuole ricordare.
Me! Prendi di sicuro Signore perché
dove non c'è più la verde pazienza,
là! Termina la speranza di tutti
coloro ch'attendono sbuffando
la mia morte… Ti prego signore
che sia repentina! Senza ripensamenti
facciamoli contenti, alfine.
Abbraccia il mio desiderio almeno
che lo siano per un po' felici
perché contenti in quanto
da tempo credono in te con fede
senza tentennamenti.
Se non c'è solidarietà in ambienti
familiari mai avrò la tranquillità
essa è la vera medicina
interiore che m'allunga la vita.
Tutto qui, Signore loro hanno capito
il mio bisogno di pace per vivere
e, per loro è l'arma per combattermi
che pronto catalizzatore con forza
son servitore degli sfoghi pirotecnici.