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    Poeti Emergenti
    Poesia di Gabriele
    Alzati e  cammina

    Speriamo di non stufarci subito della vita quando
    non più salubre perché disabile sarà triste essere
    accompagnati per finire abbandonati all'infame
    destino.
    Non ti senti di andare? Vai via su, prova ancora
    se nò con loro via vai! Poi ti conviene andare
    prima del Caron dimonio che passa, vero Giampiero
    se ti vede steso, lo sai per lui sei un morto da prelevare,
    per non morire superstizioso,
    per non dare soddisfazione all'acerrimo nemico.
    Non ti abbattere tu, ma… Alzati e cammina!
    Per rivivere, non aspettare per poi dire piangendo
    che non c'è la farai mai a superare come quel gelido
    inverno per te famelico fu infernale ancor che qui il
    destin trattiene i nominativi estratti su nel cielo
    per cercare le vittime disabili dai suoi estremi umani
    prede in un losco cassetto d'un oscuro gioco mentale.
    L'impossibile quotidiano è macchinoso oltre il previsto
    come fare poi al di là del dubbio ooh Dio, io concentro lì
    la dopamina del vivere in testa per superare gli ostacoli.
    Sorprende, le addolorate giornate che son le pene spese
    per le funzioni vitali di riuscire per l'anima erosa al consumo
    in un cuore aspro, grosso d'emozione. Alla fame siamo!
    Ooh Signore quando il cibo scarseggia noi stessi ci nutriamo
    con il corpo d'altri morti anche del loro ricordo da una
    vita spolpata, sarà così, con la natura e i suoi attori sulla
    terra spopolata schiacciata dalla gravità arresa è incapace.
    Rifiuta la vita pronta lì in cielo stellata bella con l'odio di
    viverla in terra rabbiosa il vento del male in un lampo i tuoni
    portano temporali gocce d'acqua con grandine di pietre
    dure che scavano orme piene di lacrimevole pianto.

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