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Il testo del dolore
di Gabriele

Sei indefinibile parkinson, con noi… non ci pensar
morbosi verso di te, siamo pure incazzati anche se
per ora riconosciuti si è malati in aumento spontaneo.
Non siamo più logaritmi esponenziali tanghéro immaginari,
a studiarci addosso il tuo male ricco d'iniziativa sei, come noi
sempre pronti ad adottare nuovi comportamenti ogni volta
che si appura che i precedenti non funzionano…
Tutti scienziati di noi stessi per debellarti al soldo di Telethon.
Fai la tua offerta, maledetto!
È lunga la ricerca che non annaspa più a occhi chiusi, ora
sbarrati sugli specchi, inguaribile mostro appari, quando
ti mostri come uno di noi sbeffeggiando quotidianamente
la vita, laddove, ogni tuo spettacolo è varia umanità.
Di pazzi da compatire, con te mostro in avarìa che fai di tutto
per rovinare chi è esaurito… già con lo stesso copione,
fatto di bestemmie alla ricerca d'una perduta normalità,
crudele di gesti quotidiani.
Siam disabili, non clown circensi neurovegetali ma, gente che
stanno in campana! I faccia di bronzo che cantano, per forza
senza direzione d'orchestra all'improvviso, il testo del dolore
nell'urlo straziante del silenzio, opprime il vuoto acuìto in
una stanza chiusa, picchia in testa, come la grancassa dei rumori.