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Poesia di Gabriele D'Annunzio
Le carrube

Settembre, son mature le carrube.
Or tu pel caldo mare di Cilicia
conduci dalla riva cipriota
la sàica a scafo tondo e a vele quadre.
Bonaccia, e nel saffiro non è nube.

Germa con sue maggiori quattro vele,
garbo o schirazzo, legni levantini
carichi di baccelli dolci e bruni
conduci verso l'isola dei Sardi.
E vien teco un odor di tetro miele.

La siliqua, che ingrassa la muletta
dall'ambio lene e in carestía disfama
la plebe dalla bianca dentatura,
lustra come i capelli tuoi castagni
mentre stai su la coffa alla vedetta.

Certo, d'olio di sesamo son unte
quelle tue ciocche in forma di corimbi.
Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore
del Mar Cilicio l'obliato carme
che alla Cipride piacque in Amatunte.

Settembre, teco esser voremmo ovunque!

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