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Poesia di Friedrich Holderin
Decrepitezza della vita

O strade di Palmira!
O selve di colonne entro la immensa
piana deserta,
che cosa siete ormai? 
Ve ne andaste randagie oltre i confini
di questo mondo, in cui tutto respira:
e v'han tolto dal capo la corona
la fiamma e il fumo dei celesti Iddii,
Ed ora io seggo qui, sotto le nubi, 
alta sospesa ognuna in sua quiete;
io seggo qui, sotto l'addobbo vago
di queste querce,
nella landa ove balza il capriolo;
e per entro una ignota lontananza, 
mi appaiono defunte
quell'anime beate.

Decrepitezza  della vita 
Lirica di Friedrich Holderin (1770-1843), uno dei più grandi poeti germanici. La Grecia è da lui sentita come il regno del bello e dell'arte, immagine di armonia; e tale motivo, unito alla nostalgia del poeta per un ideale mai raggiunto, trova altissima espressione nel romanzo epistolare Iperione, o l'eremita della Grecia (Hyperion oder der eremit von Griechenland ), considerato da alcuni critici la più pura e perfetta confessione che anima di poeta abbia mai fatto. Ricchi di magnifici squarci lirici sono pure la tragedia La morte di Empedocle 
(Der tod des Empedokles), le Odi e le Elegi. È, quello dell'Holderlin,  un mondo poetico tutto ad illuminazioni improvvise, testimonianza di alta fantasia edi profondità interiore, di gusto stilistico raffinatissimo. 
Questa  lirica è tra le ultime scritte dal poeta, angosciato già dal presentimento della sventura che stava per opprimerlo (sarà sconvolta la sua mente dalla pazzia) e triste nel sentire venir meno in sé la fede che aveva avuto nelle antiche civiltà orientali. 

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