Poesia di Francesco Paolo Catanzaro Il perdono

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Poesia di Francesco Paolo Catanzaro
Il perdono

Racconta il tempo
e chiarisci ogni dubbio che ci attanaglia
perché la nostra fragilità è così evidente
che basta un virus 
oltre ogni ricerca o studio o diagnostica umana
a far soccombere chi si credeva potente,
chi con arroganza aveva costruito un'immagine della propria realtà
simile alle lusinghe dell'immortalità. 
 
Si rimane esterrefatti, chiusi nelle nostre case,
per questa eruzione vulcanica impensabile
e si attende, si attende, si sopravvive in attesa…
di cosa non si sa, ignari di chi richieda ogni resa,
mentre tutto è fermo e l'umanità 
soccombe silenziosa, attonita a questa verità:

dal vaso di Eolo una furia ventosa 
è stata liberata e soffia, soffia  impetuosa.
 
Ma ad ogni furia si contano le nostre impotenze
e nulla siamo riusciti a fare, non abbiamo fatto niente
se non leccarci le ferite e correre ai ripari in fretta,
costruire tutto quello che un tempo era spreco
o era stato abbandonato egoisticamente
perché  dispendioso commercialmente, non conveniente.

Ora si costruiscono ospedali, ora si cura la pulizia,
ora si potenziano le rianimazioni,
oggi che si sacrificano tutte le nostre emozioni
e si muore, si muore ogni giorno
senza ancora riuscire a capire
che-questo male nasce dalla nostra innata arroganza
dall'egoismo, da ogni forma di capitalistico beneficio.

Azione, che pur di sopravvivere immola gli uomini al maleficio
sull'ara della propria  atavica stupidità, 
avendo un tempo tentato di conquistare un mondo
che solo ora s'arrabatta oltre quel suo girotondo
che non le garantisce più la sopravvivenza
essendo precipitato nel vortice dell'indecenza.

Piange l'uomo, si dispera
e non vede superare questa sera
con un mattino speranzoso.

E finalmente prega, (anche se molti lo avevano dimenticato),
invocando il perdono per ogni passato
sognando di rivedere un giorno un'altra  primavera
oltre la sera, oltre questa sera.

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