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Poesia di Fausto Maria Martini
II due vicini

Piangi! ma come? ma senza perché?
piangi con mute lacrime soavi...
piangi, mia buona... ti dimenticavi,
piangi, da tempo sì lungo, di me...

della mia casa che a la tua somiglia,
fiorita per un sogno provinciale,
tanto vicina, e anch' essa con le scale
a chiocciola, che sembra una conchiglia...

Dimenticavi: su la stessa via
noi passavamo quasi tutti i giorni:
erano tristi, sempre, i tuoi ritorni
e rassegnati come un' agonia...

La domenica, qualche pellegrino
veniva a te con la sua sacca vuota:
tu davi il pane, o mia soave ignota,
e nuova fede per il suo cammino...

Eppoi da me, sereni viandanti,
e dicevano tutti: «Ella è sì buona,
ella non parla, ma sorride e dona...
chi triste venne, se ne va coi canti!».

O mia vicina. Eppure, oggi, pareva
ch' io fossi giunto da lidi remoti
quando ho parlato! Due poveri ignoti!
L'anima, certo, non ti conosceva...

Ora tu sai che sono un poverello,
sono un rarningo, un esule dai sogni:
ora, tu sai che non ho per ogni
tristezza la parola d'un fratello,

che vivo solo con i miei pensieri,
e nessuno mi chiama al suo convito,
che di silenzio mi sono nutrito,
senza rimpianti e senza desideri...

E per questo tu piangi, o buona, vuoi
attenuare un poco la tristezza
delle mie sere... Non è che dolcezza!
Con te sorriderò, forse; ma, poi,...

Quando si deve ritornare soli
per quelle scale e già s'è fatta sera
e l'ombra grave e il freddo è là dov'era
il sole, e non c'è rondine che voli,

rondine insonne, radendo sul tetto,
e non chiedi alla lampada che il cuore
suo ti schiuda, perché qualcuno muore
nella tua stanza, là, sopra il tuo letto,

sopra il tuo letto... e inginocchiata ancora
sul davanzale è un' anima che prega,
anima bianca, finché non annega
nell'ombra anch'essa, come tutto... Allora?

Dunque, ritorna alla casa vicina,
alle tue stanze! oh dolce rivederle!
Vecchi ritratti, comici di perle,
mazzi di fiori di carta velina...

da Vita Letteraria, 13 dicembre 1907