Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poesia di Fausto Maria Martini
Elogio della castità

Castità, soavissimo tesoro
che tramuti in dolcezza ogni tormento,
oggi ho sepolto in un cofano d'oro
l'ultimo bacio suo, senza lamento...

Forse il ricordo l'anima mi tocca
Iancora, e un po' malinconia mi tiene:
ho sapore di miele sulla bocca,
ho come un tepor grave nelle vene... ...

Ma tu, concedi, castità, ch' io possa
senza torbide voglie ritornare
vicino alletto dalla coltre rossa,
ch'io spogli il corpo suo come un altare!

E s'ella mi vorrà nella sua stanza
perché le tolga la succinta veste,
oh non mi turbi allora la fragranza
che s' effonde da lei, morbida e agreste,

ma dammi, allora, castità, che sia
puro il mio sogno: prenderla per mano
e trarla a passo in una stretta via,
fra due mari di canapa e di grano...

E se la stanza, corsa da segrete
ombre, alla cara intimità ci chiami,
e la candela, sopra la parete,
susciti e spenga labili ricami,

s'ella confonda un nastro coi merletti
della camicia azzurra un po' sbiadita,
ed io l'aiuti a scioglierlo, e gli eretti
capezzoli mi sfiorino le dita,

ch'io pensi solo all'ultime cerase
che avemmo in dono... ai miei roseti morti
alle stelle che vegliano le case...
ai rosignoli nei solinghi orti...

Se, infine, il corpo della bella amante
trasparisca dall'ultimo suo velo,
ch' io mi ricordi, allora, una tremante
fiammella in vetro azzurro, sotto un cielo

dipinto in oro, e se tranquillo io dica
a lei, come a una lampada somigli
ch' è sempre viva nella chiesa antica,
ella non troppo se ne maravigli!...

Null'altro io chiedo: o santa castità,
che vivrai nella mia casa, per quella
atroce gioia che t'immolo, fa
della tenera amante una sorella.

da Poesie provinciali