L'Impiccio Poesia di Ernesto Celestini
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Poesia di Ernesto Celestini
L'Impiccio

Quando che me manca la parola

Che me serve e nun se trova

Io me impiccio e giro a voto.

 

Quando che la mente vola,

Quando cerca, smucina, prova,

Io ce penso e ….  resto muto.

 

Nun c’ho niente ne la testa

e pure si me strizzo le cervella,

a me la lingua me se impiccia.

 

Che poi nun è ‘na cosa giusta,

che n’idea sincera e bella

frulla, frulla e nun fa breccia.

 

Eppoi m’arriva bella chiara,

Appena dopo ch’è passata la fanfara.

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Capita di restare occasionalmente coinvolti in una disputa nella quale sappiamo di avere qualcosa di interessante da dire, perché abbiamo già pensato a lungo alla questione in essere, sulla quale sappiamo di aver elaborato un bel pensiero che, rientrando assolutamente nella nostra logica, siamo sicuri di poter esporre in modo chiaro e soddisfacente per noi e per gli altri. Capita anche di essere stanchi o di avere la mente presa da mille pensieri e qualche volta ci manca la parolina e ci impappiniamo. Facciamo giri di parole, circonlocuzioni, allunghiamo il brodo, cerchiamo sinonimi e ci sembra impossibile non riuscire ad aprire quel varco nella mente che ci permetterebbe di esprimere un semplice pensiero. 

Basterebbe una parola detta e pensata mille altre volte, quella che poi, malignamente, si affaccia subito dopo, ma con quell'attimo di ritardo sufficiente ad averci fatto sentire fuori luogo, oltre che fuori tempo. 

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