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Poesia di Erasmo Sebastiano
Un filo di vita (tra cielo e terra)

Nel mentre
– che sei lontana da noi –
sei solo un corpo:
da pulire,
da monitorare,
da curare,
con i guanti in lattice,
mascherina e camice.
Dopo l’incontro
con i medici
– ogni giorno,
sempre
le stesse parole:
“Stabile. Nessuna novità.” –
finalmente
sei di nuovo per noi.
I tuoi capelli – tinti e curati
per i tuoi 80 anni –
ora sono adagiati sul cuscino,
a malapena pettinati.
Il tuo corpo, “nascosto”
sotto un lenzuolo bianco,
che copre
gli strumenti che ti legano,
ancora, alla vita.
Tanti fili
che entrano ed escono
dal tuo corpo
che non ne vuol sapere
di reagire ai comandi
di un cervello
che non vuole
funzionare più.
Tanti fili – visibili –
che ti tengono in questa vita
in attesa di un miracolo
che non ci sarà.
Ma c’è ancora un altro filo
“vitale” – invisibile –
che si può vedere
solo con gli occhi della fede.
È il filo che ti lega a Dio.
Così, sospesa tra cielo e terra,
legata e costretta
a rimanere così,
persona viva ma inerte,
aspetti il nostro arrivo
per dirci:
“Sono ancora qui!”
Quando poi si scioglieranno
i legami che ancora ti trattengono,
solo l’ultimo filo,
quello invisibile,
sarà quello che ti darà
la libertà.
E così potrai volare
verso la sua origine,
– quella del filo –, verso Dio.
Allora ci sarà per noi
“quella” telefonata
– l’unica che non vorremmo
mai sentire –
che ci annuncerà
il tuo viaggio
verso il cielo.
Ciao, mamma.

Napoli, 7 luglio 2014