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cane

Poesia di Erasmo Sebastiano
Coja la pelota

Chicho gli arrivò in una scatola di scarpe: un batuffolo di peli,
la testolina che faceva capolino,
con gli occhi infastiditi dalla luce.

Prendeva ancora il latte dal biberon,
come un bambino dalle mani della sua mamma.
Era il suo tutto: era il suo padrone.

E con lui giocava: « Coja la pelota »
gli diceva, tirando una pallina formata
dai calzini smessi e pregni del suo odore.

Pallina unica e irripetibile,
solo lui poteva averne una così
perché nessun altro cane aveva per padrone il suo padrone.

Poi la scatola delle scarpe divenne piccola
e fu sostituita da un tappetino ai piedi del letto.
Ma il gioco non cambiava. Era sempre: «Coja la pelota »

La prendeva e la teneva stretta, e più l’uno tirava e più l’altro stringeva.
E quando la riprendeva il padrone, un altro lancio lontano,
con un obiettivo, sempre lo stesso: « Coja la pelota ».

Ora non c’è più Chicho.
Ora non c’è più la pelota.
Con chi gioca più il suo padrone?

Gioca con Dio: «Prendi la tua vita», sentine l’odore che ti ricorda di Lui!
«Cojala»: prendila e riportala; perché Dio te l’ho data, ma è Sua.
Puoi stringerla, puoi tenerla, ma se vuoi giocare ancora devi riportarla a Lui.

Puoi giocare a nasconderla, a sotterrarla, se ti piace,
ma non buttarla: la “pelotina” te l’ha data perché ti guidi a sé,
che è l’unico tuo Dio.

E l’ha riempita del suo profumo affinché non ti sbagli:
è Lui il tuo padrone, l’unico che ti vuole bene,
e solo con Lui puoi giocare, se vuoi: «Coja la pelota ».