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coccodrillo che piange
Poesia di Erasmo Sebastiano
Lacrime di coccodrillo

Un uomo giace mezzo morto a terra:
un sacerdote passò oltre, dall’altra parte;
anche un levita lo vide e passò oltre;
un samaritano, “il buon” samaritano, invece, si fermò.

Quante volte anche noi avremmo dovuto fermarci, ma…
ci hanno educato a non accontentarci,
a dover essere sempre il migliore, il primo della classe…
non ci si può fermare.

Ma poi è la vita stessa che pensa a stopparci:
uno solo può essere il primo, il migliore
poi ci sarà un secondo, un terzo… fino all’ultimo.
E noi dovremo accettare il verdetto, anche se non ci piace.

Ma c’è anche chi non l’accetta il suo verdetto, e usa ogni mezzo…
– “il fine giustifica i mezzi” – sentenziò qualcuno di scolastica memoria,
e così, con sgomitate, spintoni, raccomandazioni e bustarelle…
et voilà!, il gioco è servito: davanti a tutti.

E se qualcuno dei danneggiati rimane a terra: peggio per lui.
E se qualcuno avesse bisogno proprio del tuo aiuto… non c’è tempo: ho da fare.
E se qualcuno stesse per morire… mors tua vita mea.
Sbagliamo… ma ci diamo ragione.

Ma, con la stessa misura con la quale avete misurato…
– disse però un giorno un altro “qualcuno” di evangelica memoria –
allora ci consola che giustizia, un giorno, ci sarà,
e quel posto occupato (ma non meritato) si perderà.

“Cedigli il posto!”, ti verrà detto quel giorno,
e riconoscerai la persona al quale dovrai cederlo – quel tuo posto rubato –
proprio colui che giaceva a terra qual giorno, mezzo morto.
E con vergogna retrocederai…

“Ma come, io sono il migliore, il primo della classe, ho vinto tutti i concorsi…”
– proverai a giustificarti – ma ti verrà risposto:
“non hai saputo fermarti, nel momento in cui servivi, e te ne sei andato.
Ora non servi più. Ed è inutile piangere, ora… lacrime di coccodrillo!”

Casalbuono (SA) 7 settembre 2013