Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poesia di Emilio Praga
Il Corso all'alba

Oh bello è pure, al soffio
dell'aura mattutina,
il Corso, ove s'esercita
la boria cittadina
quando sui tetti e i platani
da lunge il sol si specchia,
e lieto si apparecchia
alla discesa in mar!

Or che son muti i cembali
nell'aule dei palazzi,
e, in larghe pieghe, immobili
riposano gli arazzi,
né sui balcon sorridono
le matrone galanti,
e i giovani eleganti
stan pallidi a russar:

è questa l'ora; o amabili
compagni, è questa l'ora;
coll'arte nostra lepida
qui poesia s'infiora:
lungo lo sporco lastrico
seguitemi cantando,
il campo è nostro e in bando
è l'alta società!

Tornano a coppie i poveri
lattai dalle cascine,
che la sera amoreggiano
le fulve contadine,
mentre ai bifolchi narrano,
raccolti nelle stalle,
l'ardor delle cavalle
che trottano in città.

Dal dazio, ove scroccarono,
tremando, la dogana,
poi che i vietati viveri
levar dalla sottana,
le scaltre serve corrono
al ganzo servitore,
mentre sognan d'amore
le padroncine ancor.

Udite : ove fra splendidi
cocchi e noti destrieri
le frasi sospirarono
di dame e cavalier,
i buoni, inconsci villici
parlan di gelsi e viti,
e degli armenti aviti,
e dei pruneti in fior!

E intorno a lor, corteggio
quasi di antichi amici,
belan le capre, garrule
del monte abitatrici,
e i mandriani intuonano
a bassa voce i canti,
che le greggie vaganti
chiamavano all'ovil ;

ed ecco, ecco le vittime
dell'afa cittadina,
la vecchierella tremola,
la pallida bambina,
che sofferenti e misere
uscir non ponno ai colli
a respirar le molli
aurette dell'april ;

Da quel latte, che tiepido
gli aromi ne ha portati,
speran suggere il balsamo
dei zeffiri vietati,
e delle pure mammole,
e dell'alpestre timo
lungi dal nostro limo
cresciuto in libertà.

Ma le campane vigili
già suonano a distesa,
e par che i santi gridino
dall’una all’altra chiesa
come comando bellico
che va di schiera in schiera:
Su tutti alla preghiera,
genti della città! 

Pochi infelici accorrono
ai freddi altar davanti;
son le canute vittime
dei nostri avi galanti,
i gonzi, le pinzocchere,
e le stanche creature,
cui le umane sciagure
posto han sull'alma un vel!

Ma, dai sobborghi, al popolo
comanda un'altra squilla:
nelle officine stridule
un'altra fé scintilla:
comincia l'olocausto
del nobile lavoro!...

No, dei chierici il coro
non lo raggiunge in ciel!

Amici! orsù, lasciamoci :
tutti al lavor, perdio!
Un nome abbiam, togliamolo,
togliamolo all'oblio;
questi sudanti apostoli
negli opifici oscuri
non sian di noi più puri
in faccia al Creator!

Ma al suon dell'aspre incudini
si sposi il suon dei carmi,
che tempra a Italia l'armi,
l'artista, che sul soglio
la riporrà sovrana :
questa è la legge umana,
questo è di Dio l'amor!

 Questa poesia è un esempio di poesia scapigliata. Ma è anche la testimonianza di come motivi diversi, a volte contradditori, riescano a convivere in una stessa poesia.

Leggi le Poesie di Emilio Praga