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Poesia di Domenico Marras
Non me lo perdonerò mai


Avant'ieri, Primo Maggio,
Festa dei lavoratori,
Non sono andato a lavorare.
Appena finito di pranzare,
Anziché far la pennichella,
Mi è venuto il desiderio
Di leggere qualcosa.
Teso il braccio allo scaffale,
La mano è andata a cadere
Su “Il Motore Immobile”
(Dodicesimo libro della
Metafisica d’Aristotele).
Vi si afferma e dimostra
Che Dio realmente esiste
E che è eterno, immobile,
Atto puro scevro di
Potenzialità e materia,
Non ha parti ne grandezza,
E’ pura vita spirituale,
Pensiero di pensiero.
Benché pago per la certezza
Di Dio e per i suoi attributi,
Prendevo atto, con dispiacere,
Della palese reticenza
Circa i rapporti dello stesso
Con la sua creatura uomo;
Per cui decisi di colmare io
L’incomprensibile lacuna.
Purtroppo però, proprio mentre,
Con alcuni profondi pensieri,
Stavamo trovando il bandolo
Dell’intricatissima matassa,
Un violento colpo di sonno
Mi ha steso supino sul divano,
Sul quale, per tutta la sera,
Ho dormito profondamente.
Peccato! Un vero peccato
Che mi sia addormentato!
Altrimenti avrei proiettato
Ulteriore e vivida luce
Sulla tortuosa strada
Dell’umanità smarrita.
Non me lo perdonerò mai! mai!