Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poesia di Domenico Gnoli
Il mio secreto

Tacito, come al prato ala
di farfalla sui fiori sparsi,
invisibile, come negli arsi
meriggi canto di cicala,

triste come l'agonia,
passa nella solitudine,
passa nella moltitudine,
ombra dell'anima mia,

il mio perenne secreto:
soffia, e mi spegne sul viso
la fiammella del sorriso,
il desiderio d'esser lieto.

Giù dalla chioma negletta
gli pende un fiore gualcito,
un fior d'oleandro fiorito
sull' orlo d'un'isoletta.

Come un uscito dal profondo
dei sogni, ei va pellegrino;
è circonfuso il suo cammino
dal silenzio del mondo.

Passa con occhi dimessi
all' ombra de le cattedrali
che tagliano i cieli brumali
colla malinconia de' cipressi;

nell' ampio verdeggiamento
traversa i villaggi muti
che spécchiano i tetti acuti
del Neckar nel corso lento;

siede sul lago, la sera,
bianco tra bruni tappeti,
s'imbosca fra i neri abeti
della Foresta Nera,

gli abeti che con lento affanno
scote il brivido del vento,
come un languido sentimento
di cose che non torneranno.

Ascolta l'arguta campana
della lontana chiesetta,
e sulla notturna piazzetta
la queribonda fontana.

Poi varca i torrenti, sale
per l'erte rocce sui ghiacci
dell'Alpi: dagli ardui crepacci
l'aquila distende l'aIe;

e in quegli oceani d'oblio
egli ncorda! Quando imbruna
il sereno sulla laguna
tremola sull'acque un addio;

tremola, Venezia bella,
un addio nel lacrimoso
crepuscolo: sull'ondoso
pianto scintilla una stella.

In riva al Tevere, scorre
l'ampio deserto de' piani,
fissa gli orizzonti lontani
all'ombra d'una vecchia torre:

mesto alla stanca memoria
sale l' odor del passato,
e piega l'erbe del prato
la vanità della storia.

Passa dove il mondo barcolla
tra le letizie e le angosce.
Le desolate conosce
solitudini della folla.

Nei salotti sfolgoranti,
tra le brame guizzanti ai baleni
de' terghi ignudi e de' seni,
ecco farglisi avanti

un altro secreto. Non orecchia
ode i lor passi, nessuno
li vede: si guardano, e l'uno
negli occhi dell'altro si specchia,

si specchia e si guarda muto:
«lo son tu e tu sei io».
E taciti nel cicalìo
si lasciano senza un saluto.

Per lui gli antri della vita
non hanno un'eco: cammina
nella luce vespertina
verso la notte infinita.

Dov' è affondato ne' mari
sterminati un bastimento?
Chi ha udito, confuso nel vento,
l'ultimo grido de' marinari?

Nel concavo cielo passeranno
i secoli, il sole, le stelle,
le nuvole, le procelle
passeranno e non lo vedranno.

E il fior d'oleandro cadrà,
il fiore dell'isoletta,
dalla sua chioma negletta
nel vuoto dell'eternità.