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pettirosso_sui_rami
Poesia di Corrado Govoni
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Verso l'inverno -


Ecco: i barbuti cacciatori di martore
con i lunghi ferri acuminati,
entran nel tiepido fienile
incitando a frugare bel foraggio

i famelici cani sguinzagliati.
Niente fischi d'uccelli.
Solo s'odon pei campi,
che così arati han l'aria
d'un mare in secca sparso di naufraghi,
l'esclamazioni strane dei boari
che guidan file spettrali di buoi,
e il dolce scricchiolìo del pettirosso
lungo le siepi, dove resta ancora
qualche tono di verde...
Vagan canti di galli
come in un'alba che non ha mai fine.
Non si vedon più fiori nei giardini.
Si trovan solo dentro i cimiteri:
crisantemi di brina,
ghirlande di galaverna:
Dalle nuvole basse e plumbee
filtra una luce pallida e gelata:
forse il sole sta diventando

una gran luna livida malata?
Il vento non mulina più, le foglie
sono cadute e putrefatte.
Gli alberi sorgono dalla pianura
spogli e irrigiditi come in un incanto
e la nebbia s'addensa sempre più.

Una vivace scena di caccia e poi solo il grigiore campi senza canti di uccelli e la brulla vista della terra arata simile ad un mare in secca dove rari alberi spogli hanno l'aspetto di naufraghi miracolosamente sopravvissuti.
«Il dolce scricchiolìo» di un pettirosso non basta a vincere l'impressione di una natura malata che ci deriva dalle voci" strane" dei contadini fra la nebbia, dalle figure spettrali dei buoi e da un cielo che sembra quello di un'alba senza fine, mentre il sole, privo del suo caldo fulgore, appare com-una grande luna "livida" e, "malata".
Ma più della sua luce "pallida e gelata" cì dà l'idea della morte dei
campi l'immagine degli alberi spogli, fermi, che spuntano irrigiditi dalla pianura « come in un incanto ».
La poesia appare, quindi, come un'accorata rassegna degli aspetti ostili con cui una invisibile potenza nemica si appresta ad affermarsi sulla nostra terra.