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Ingresso_cimitero_di_Corbetta
Poesia di Corrado Govoni 

Nel cimitero di Corbetta 

Povera creatura inutile!
io ti conosco, forse.
Eri una delle tante bambine
ch'io vidi nei cortili delle cascine;
scalza, seduta sul limitare
con la tazza di latte sui ginocchi
e un gran pane di frumentone ai denti
e con le compagne intenta a giocare.
Eri anche bella ed accarezzata
da tutti: quando il male
ti spense in un istante.

Ora t'hanno sepolta e più nessuno
stasera si ricorderà di te.
Tranne tua madre che non dormirà,
sospirerà guardando il tuo lettino
vuoto, accanto alla finestra nera
aperta sulla notte di primavera
pensando ch'eri così piccola ...
(...sì, ma il becchino
 ha sudato scavandoti la fossa
profonda come la sua vanga!
sì, ma non tanto
che tua madre per te non pianga!)
e che sei qui sotto, sola nella tomba oscura,
 e che forse hai paura,
tu ch'eri così piccola
che bastava una lucciola
pendula ad uno stelo a farti lume
lungo la via,
così piccola e leggera
nella tua culla, che bastava a muoverla
l'onda dell'avemaria!
O povera innocente, dormi in pace!
Ché anche tu avrai, come ogni misero,
 la tua fresca coroncina
di vetro, che il ragno,
che tesse tesse e non sa nulla,
ti rinnoverà ogni mattina;
e invece del tuo lettino bianco
 nella camera nera
sei adagiata in una culla
d'odori di primavera,
e se non senti più la voce della tua mamma
hai l'usignolo che ti canta la ninna nanna.


 La protagonista di questo semplice e, modesto racconto poetico (una bambma plccola, tanto plccola che una lucclola sarebbe bastata a farle lume) è una delte tante figure del mondo degli umili che vivono e scompaiono senza lasciare traccia né ricordo, una « creatura inutile» alla quale presto nessuno pensa più (... tranne la madre, che non dormirà guardando il suo lettino vuoto, ...pensando ch'era così piccola ...e che forse ha paura ...)
Anche la loro tomba è squallida come la loro vita. Ma, nell'abbandono e nella solitudine della sua nuova, ultima dimora, altre creature, umili come lei, le saranno accanto nella notte buia: il ragno, la lucciola, l'usignolo, ed esse, come il poeta, creeranno per lei canti e immagini di delicata bellezza.
Il linguaggio di cui il poeta si serve è quello semplice e schietto che si usa quotidianamente, sia perché è quello dei momenti del dolore, sia perché le parole sono rivolte ad una semplice bambina.
Anche qualsiasi precoce dolore che colpisca il cuore di un bambino è un "iniustus dolor".
Il caso di questa poesia, in cui il piccolo Tita si trova per la prima volta di fronte allo spettacolo agghiacciante della morte.

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