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Poesie di Corrado Govoni -pellegrini
Poesia di Corrado Govoni

L'albergo del pellegrino

O albergo provinciale,
vecchio albergo del Pellegrino
dove è dolce riposar male
dopo un aspro cammino! 

Albergo' d'altri tempi 
quando viaggiare era uno svago
sotto il sole o tra i nembi
e ogni meèa rendeva pago;

quando non c'era questa smania

dI correre d' adesso
che ci affatica e ci dilania
e s'arrivava pur lo stesso.

Dalle vetrate si profila
un giardino un po' tetro
con un getto che fila
la sua malinconia di vetro.

Ci sono corvi imbalsamati
sulla credenza oscura
e lunghi corni lucidati
contro la iettatura.

In un quadro c'è un viandante
lungo una via infinita
che indica tra bagnate piante
una rossa città turrita.

Com' è strano quel pellegrino
col suo cappello a larga tesa
il bordone e la zucca appesa
che gli grava sul. sanrocchino!

Chi è? San Rocco che sopporta
curvo dei mali suoi la soma?
O il Tannhauser che vien da Roma
con la speranza morta?

Oh se potessi anch'io
con quest' anima che non crede
andare fino a Roma, e Dio
supplicare d'un po' di fede!

Forse è Aasvero, l'impietoso,
dannato a rarningar pel mondo
senza un minuto di riposo,
senza morir mai, moribondo.

Ma che strazio, che pena
quel dover sempre andare andare
come l'acqua nel mare!
Eppur fa bene e rasserena

qui nella calda quiete
pensando che là fuori piove
e nevica e fa freddo altrove,
mirar sulla parete

i piedi travagliati
di quel povero pellegrino
là ch'è ancora in cammino
mentre noi siamo già arrivati.

Oh dolce udire al nostro arrivo
echeggiar sulle scale
il cù-cù intempestivo
del vecchio pendolo murale,

e il decrepito pappagallo
che dalla sua gruccia
con una voce di metallo
vi chiede l'ora e si corruccia!

Dolcezza, scendere un mattino
d'autunno freddo e lento,
per la pioggia e col vento,
all'albergo del Pellegrino!

Con un' amante provinciale
a cui fanno da ombrello
con due candide aIe
le rose smorte del cappello.

da L'inaugurazione della primavera

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