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amici
Poesia di Corrado Govoni

Giorno di vacanza


Un giorno di vacanza è gradito a tutti, ma specialmente agli scolari. Già dalla vigilia si avverte nella classe una diffusa irrequietezza, i ragazzi stanno a forza nei banchi
con il  pensiero vagano al giorno dl festa e nella mente formulano programmi di gite e di giuochi allegri e spensierati. La vacanza è un'evasione dalla monotonia di ogni giorno, per questo offre quella gioia che Corrado Govoni coglie nella sua poesia.
Egli ripensa al periodo della sua infanzia e ne rivive i sentimenti con calda partecipazione: sembra per un attimo tornato bambino e con segreto piacere si abbandona alla rievocazione d'un giorno di festa. Dal cuore gonfio di gioia esplode un piacere avido di vita e quasi irrefrenabile: si vuol far tutto nel giorno di vacanza « suonar le campane con gli amici», « tirare il mantice affumicato», andar « a cogliere more ».
Ma in questo desiderio si agita inconsapevolmente una nota della maestra: il rimpianto per la festa troppo rapida e fugace.
La lirica si sviluppa con immagini larghe e ariose che esprimono appieno la gioia per un giorno di libertà. Ma trema in essa un sentimento di malinconia: ora il poeta non aspetta più quel giorno con lo stesso desiderio d'un tempo, perché ormai il suo spirito non è più capace di sognare.

 


Oh, come tutto era bello allora, e importante!
Il cielo turchino con le nuvole bianche,
la via maestra piena di polvere e di sole,
il campanile grigio che traspariva
tra le robinie  altissime fiorite,
il prato con le margherite,
il rombo del treno sul PO,
il canto de'l rigògolo lontano
come un fischio d'intesa ripetuto invano.
Il giorno di vacanza era aspettato
come l'arriv.o della più grande felicità;
nessun piacere superava quello d'andare
a suonar le campane con gli amici,
di tenersi stretti alle corde
e sentirsi tirare in su,
nella camera oscura del campanile,
dalla campana che rintoccava lassù,
più alto delle nuvole, invisibile come l'allodola;
o di tirare il mantice affumicato
dal fabbro ferraio che, ansando,
batteva in cadenza col garzone, .
con la mazza pesante
sul ferro lampeggiante dell'incudine.
Si andava a cogliere more,
le più nere e saporite,
intorno al roseo muro del cimitero...