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I cavalieri Basilio Santocrile
Con le orbite nasali fuori dagli stinchi

andavano volando andavano raminghi.


Allo scalpitar di zoccoli s’udivano i cannoni,

al rimbombar dei ponti fuggivano i predoni.


Solo all’ulular del vento· scoprian l’emozioni

del Grappa i cavalieri sudavan ·le canzoni.


Il mormorio Peralba dal piano al monte,

s’odono dei martiri lo scoperchiar di tombe.


Cigola la bara e l’elmo, col tozzar dei ferri,

canta Pontida allo sparir dei cerri.


Saluta le belle donne all’imbrunir la sera,

cala la bruna sulla rossa primavera.


Il sol ramingo giace, seguito da nube scura,

ad occultar la croce il raggio della luna.


E quel potente ingozza, più di Giano in viso,

or lo dice e nega, inferno e paradiso.

Proprietà letteraria riservata di Basilio Santocrile, è consentita la riproduzione dei racconti poesie detti ecc. per intero a mezzo stampa radio TV ed internet, citandone l’ autore. –  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Fax 06/99331572 –

 

Commento di P.A.S.

A primo impatto,  questa poesia sembrerebbe una “Limerick”; soltanto dopo un’attenta lettura appare chiaro il significato nascosto in ogni verso ed il richiamo ad una simbologia, che resta al lettore scoprire.   -   Nei primi due versi, l’immagine dei cavalieri deturpati nel loro aspetto potrebbe far pensare ai quattro cavalieri dell’Apocalisse, oppure ai soldati sfigurati dalla tragedia di una battaglia, che volano verso la vittoria, ma che procedono raminghi, su un aspro terreno a loro sconosciuto.   -   Al rumore degli zoccoli dei cavalli che attraversano i ponti, (riferimento non casuale al ponte di Bassano e alla canzone del Grappa) si unisce quello dei cannoni, che mette in fuga i predoni (gli invasori).   -   Sotto l’ululare del vento, nella tempesta, questi soldati scoprono le proprie emozioni, sudando per le fatiche affrontate nelle battaglie, mentre cantano i loro inni.   -    È univoco il richiamo al Piave e alla sua sorgente (il monte Peralba), mentre nel verso successivo è lampante l’ “Inno di Garibaldi di Luigi Mercantini, del 1859”, fulgidi episodi che hanno contribuito all’Unità d’Italia.   -   Cigolano le sepolture di tutti coloro che hanno creduto nell’Italia unita, da Garibaldi a Cavour, da  Mazzini allo stesso Duce e, perché no? ad Almirante….,  mentre sembra scricchiolare  lo stesso “elmo di Scipio” nella canzone “Fratelli d’Italia”. Contemporaneamente, esulta Pontida (La lega), perché spariscono i cerri:  (La quercia, che è stata il simbolo del Partito Democratico della Sinistra). Si assiste infatti alla fine dell’opposizione.   - “Saluta le belle donne”:  chiaro il riferimento alla canzone “Bella Ciao ”, sulla quale sembra calare la sera,  mentre l’oscurità nasconde l’inno Fischia il Vento”.   -   “Il sol ramingo giace”:  Il sole nascente, che rappresenta la speranza di un futuro migliore per gli sfruttati ed i diseredati, è un altro simbolo socialista che volge al tramonto, seguito da una oscura nube che sembra volerlo offuscare, quasi a lasciare la luna per riscaldare la terra, (pallida luce di speranza in una democrazia, rappresentata dal simbolo della croce, che si avvicina al collasso).  Restano soltanto i potenti (nostri illustri governanti) a ingurgitare il tutto, con la loro doppia personalità, simile al  volto di Giano, che  arrivano a negare ciò che essi stessi hanno prima  affermato. Essi negano l’inferno che hanno creato e il paradiso che hanno distrutto.    -   “… ad occultar la croce il raggio della luna”:  in questo verso si potrebbe  scorgere, infine,  anche l’invasione islamica (il cui simbolo è la mezza luna), che oggigiorno sembra voler sovrastare la fede cristiana (la croce), quasi come per annullare la nostra cultura e la nostra storia…   -   L’inizio della fine di tutte le lotte e di tutte le nostre speranze per un futuro diverso si insinua in quasi tutti i versi, lasciando al lettore una sensazione di impotenza che gela l’animo e lo rende incredulo ad ogni possibile cambiamento…

 

P.A.S.