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Poesia di Arturo Graf
Venezia

Spocchian bifore strane,
porte intarlate e nere,
balconcelli e ringhiere
e fumaioli e altane.
Dall’una all’ altra sponda
esili ponti lievi
saettan gli archi brevi
accavalcando Tonda.
Arrancandosi fuori
d'un cortiletto, un grande
ramo di lillà spande
la festa de’ suoi fiori.
Sopra un gradino smosso
razza un secchio di rame;
penzola da un serrarne
al sole un cencio rosso.
Un volo di colombe
l’ aria diguazza e sciacqua ;
i palazzi sull’acqua
son muti come tombe.
Solo di quando in quando
il suono arrantolato
d’ un cembalo scordato
vien di lontan, vagando.
Larva leggiera e scorta,
dileguante chimera,
una gondola nera
scorre sull’ onda morta.
Come animai eh’ aombra
balza sull’ onda stanca:
splende una faccia bianca
allo sportel, fra l’ ombra.
Bianca faccia delusa
di donna innamorata
che sospirando guata
una finestra chiusa.
La gondola fugace
passa, svolta, sparisce...
sull’ onde verdi e lisce
che silenzio, che pace!

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