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Poesia di Arpad Toth
L'innestatoio di Dio

Soldi, salute, successo,
agli altri hai dato di più,
ma io non Ti accuso, Signore,
e non mi lamento con te.

A soffrire non sono certo il primo,
benedico la lama del tuo coltello
con cui mi trafiggi di nuovo;
della rabbia degli stupidi sorrido.

Perché so e sento che tu mi ami,
benedetto il tuo innestatoio
che serve per far sorgere
nuova bellezza in me.

Soffro, ma stringo le labbra,
so che è tua la mia lotta,
la mia faccia di lacrime è bella,
guarda in distanza e a Te somiglia.

1928

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