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Poesia di Arnaldo Fusinato
Lo scoglio degli orfani

Caduta è la not.te; - dun lugubre velo
L'immensa si copre pianura del mar
Traverso le nubI vagantI pel cIelo
Qua e là qualche stella si vede brillar;
La luna. che incerta si mostra e s'asconde,
Un tremulo raggio riflette sull' onde.

Cessata è la furia del fiero uragano
Che tutto sconvolse quel mare e quel ciel.
Ma Renzo sull'alba pel vasto oceàno
Spiegava la vela del fragil battel,
E « Addio, miei figliuoli diceva partendo,
Stasera al tramonto sul lido v'attendo!

Ma la sera è già successa
A'l tramonto di quel dì;
Mezzanotte ormai s'appressa,
 Nè la barca comparì.

Per la spiaggia erranti e soli
Tra la speme ed il timor
I due poveri figliuoli
Van chiamando il genitor.

Van chiamando in mezzo all'onde
L'aspettato navicel;
Voce alcuua non risponde...
Tutto mare, tutto ciel!

Agli scogli della riva
Piedi e mani insanguinar;
Ma dovunque il guardo arriva
Tutto cielo e tutto mar!

Passa via per l'onda bruna
L'ala bianca d'un alcion;
Sotto il raggio della luna
L'hanno scorto i due garzon.

 Dinne, o bianco pellegrino,
Tu che hai corso tanto ciel,
Hai veduto in tuo cammino
Un ramingo navicel?

« L'hai veduto a qualche lido
Sano e salvo ricovrar? »
Ma l'alcion manda uno strido...
E si perde in alto mar.

Stan così la notte e il giorno
Sotto il vento, sotto il gel,
Pur fidando nel ritorno
Del paterno navicel.

E allorchè la terza aurora
Quelle spiaggie illuminò,
L'uno all'altro stretti ancora
Sulla sabbia li trovò.

Ma eran pallidi quei visi,
Senza palpiti quei cor,
Ma la morte avea recisi
L'un sull'altro quei due fior.

E davanti a lor giacea
La reliquia d'un batteI,
Dove, il nome si leggea
Del paterno navicel.

Deposer le salme dei due derelitti
In cima allo scoglio che pende sul mar;
Del naufrago legno due pezzi confitti
A imagin di croce sovr'esso piantar:
Quel memore scoglio venìa da quel dì
Lo Scoglio degli orfani chiamato così.